Delhi

L’India… o la ami o la odi. Quante volte ho sentito queste parole… sto cercando con tutte le mie
forze di appartenere alla prima categoria. Ma se le cose non cambiano dubito che ci riuscirò.

Dopo la pessima esperienza di Khajuraho, le cose non stanno migliorando.

Sul treno per Varanasi è passato un tipo con targhetta e blocchetto delle ricevute a prendere gli
ordini per la colazione. Abbiamo tutti pagato, ma nessuno ha mai visto la colazione. Arrivo alla
stazione, stanco ed affamato, e decido di prendere un taxi. Mostro albergo ed indirizzo, ma vengo
portato da tutt’altra parte (me ne accorgo subito grazie al mio GPS)
 ma l’autista se ne frega
delle mie lamentele). Mi rifiuto di pagarlo in quanto adesso sono lontanissimo. Chiedo aiuto a mille
persone e TUTTI mi indirizzano in direzioni casuali (grazie a Dio sono quasi indipendente con il
mio cellulare) quindi mi rassegno e faccio da solo. 
Arrivo, dopo ORE, all’albergo prenotato dall’agenzia che mi informa di essere pieno. Chiedo cortesemente di essere aiutato in qualche modo ma loro se ne fregano altamente e cercano di “offrirmi” da bere. Non voglio niente. Voglio una stanza! Mi fanno usare il telefono (a questo punto il mio ha esaurito le batterie); una chiamata di 30 secondi mi costa una fortuna e maledico tutti quanti. Arriva il “contatto” dell’agenzia, che mi porta in un posto decrepito… “si scusa”, ma c’era solo questo disponibile. Questo genere di disavventure sono all’ordine del giorno da quando sono arrivato MA ho sempre chiuso un occhio, perchè… “siamo in India, che ti aspettavi?!?”


Adesso sono in camera tentando di riconquistare una parvenza di calma e di controllo sulla mia vita.
Cosa sta succedendo?!? Perchè sta andando tutto a rotoli?!? Cosa sto sbagliando? Voglio credere
che sia solo colpa mia. Sono chiuso… sono ingenuo, sono stupido. NON mi voglio ribellare, voglio
integrarmi, voglio essere gentile. Non voglio fare di tutta l’erba un fascio, non voglio diventare
razzista. NON VOGLIO ODIARE QUESTO PAESE!
L’india non è cambiata in queste tre settimane, sono IO. All’inizio ero divertito, incuriosito,
affascinato… ma sopratutto inconsapevole ed ingenuo. C’è molto da imparare dall’India perchè i
suoi abitanti sono come dei bambini… sono allegri, spontanei, curiosi, hanno voglia di vivere, non
hanno fretta, non si preoccupano di niente… purtroppo io ODIO i bambini! Sono disorganizzati,
rumorosi, sporchi, volgari, maleducati, insistenti, menefreghisti, incivili, ignoranti e stupidi, e
queste cose non le posso cambiare. Le posso solo accettare. Ma chi me lo fa fare?!? Ah, già, devo
allenare la tolleranza, diventare una persona migliore etc etc etc… ad oggi, secondo me, l’India ha
più difetti che pregi (ma grandi potenzialità). Ma sono ancora prontissimo a cambiare opinione. Non
mi rassegno. Non mi chiudo. Non scappo.
Scrivo, scrivo, scrivo per calmarmi e tirare le fila. Continuo a consolarmi pensando che, se imparo
ad amare l’india (e giuro che sto cercando di lasciarmi andare…) imparerò ad amare il mondo intero.
Per sempre. In qualsiasi situazione. Per adesso penso che gli amanti dell’India appartengano ad una
di queste categorie:


1)  Il cretino: non si rende conto che lo stanno prendendo in giro dalla mattina alla sera.

2)  L’avventuroso: mente a se stesso per apprezzare la “vera essenza dell’India”.

3)  Il riccone: evita qualsiasi problema spendendo una fortuna ed evitando i contatti umani.

4)  L’illuminato: non viene sfiorato dai disagi; tutto gli scivola addosso. 

FORSE questi sono gli stadi dell’accettazione dell’India. Ho superato il primo. Passerò al secondo per non innervosirmi troppo, ma credo che verrà seguito dal terzo prima di quanto mi immagini. Forse non sono abbastanza forte. L’importante è raggiungere il quarto stadio prima di Dicembre. C’è tanto tempo e io sono ottimista. Ma, per il momento, odio tutti! Intanto… AAAAOOOOOOOUUUUMMMMMMM!


PIU’ TARDI…

Non so quanto questa schizofrenia emotiva mi faccia bene, ma… sono nuovamente sereno! Eh eh!
Purtroppo ho perso l’occasione di cogliere su “carta” le mie considerazioni sul momento ed adesso
posso solo trascrivere vaghe approssimazioni dei processi mentali che mi hanno ricondotto sulla
retta via, ma, adesso, sto bene…!
Mi ha aiutato un sadhu, a cui ho rivelato le mie frustrazioni e perplessità… “you eat banana?” mi ha
chiesto. Ho risposto di sì, timoroso, presagendo oscuri riferimenti fallici e preoccupanti proposte
sessuali. Sono poi venuto a capo della sua spiegazione. La banana ha la buccia, ma non va
mangiata. Solo la polpa è buona. “Se ti ostini a mordere la buccia,” mi dice, “la banana non sarà
mai saporita. Getta la buccia e mangia la polpa”. C’è poco da fare. Ha ragione. Sono andato via
metabolizzando velocemente il messaggio, con una banana in mano. Ho buttato la buccia per terra.
L’ha mangiata una mucca… la mucca mangia tutto, sarà per questo che sembra così serena.


(…)

Sono di nuovo a Delhi, che mi è sembrata incredibilmente accogliente e familiare dopo queste tre settimane di villaggi, deserti, mercati, caotiche metropoli, intricati labirinti, fiumi sacri, treni, laghi, e quant’altro abbia incontrato sul mio cammino. Devo dire che l’India è un paese esteticamente gratificante e il Rajasthan ha svolto il compito di introdurmi alle sue bellezze egregiamente. Ogni città da me visitata ha le sue uniche peculiarità ed ho avuto modo di apprezzare le loro diverse sfumature proprio grazie al susseguirsi di questi diversi paesaggi… Allo shock culturale di una metropoli come Delhi è seguita la calma delle stradine ambrate di Jaisalmer. Qua ho avuto modo di contemplare le dune e conoscere la semplicità di famiglie dalla vita semplice e dalle abitudini tranquille. Dopo questa “città dorata” è venuto il turno della “città azzurra”, Jodhpur, dove apprezzo le tradizioni dei miei nuovi amici e mi beo della delicata architettura che rende uniforme questa grande città dalle mura antiche. Poi Jaipur, “città rosa” con i suoi mercati che respirano storia e profumano delle sue spezie. Queste città colorate, dove la tradizione si mescola con il moderno sono magiche… regalano emozioni che poche città possono dare. Ma Agra fa del suo meglio, con il suo Taj Mahal, che svetta sovrano. In seguito Khajuraho, con i suoi templi ricolmi di raffigurazioni del Kamasutra mette allegria e soggezione allo stesso tempo. Infine Varanasi, la città sacra per eccellenza, con il Gange, nelle cui acque cercano la purificazione vivi… e morti.Tornare a Delhi dopo quest’accozzaglia di esperienze di tutti i tipi mi ha fatto sentire a casa. Ma non
durerà molto, visto che domani parto, per il freddo e decisamente poco accogliente Kashmir…
speriamo bene. 

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4 pensieri su “Delhi

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