Secondo giorno

Mi sono già rassegnato:  viaggiare a modo mio per adesso mi è impossibile. Posso scordarmi l’autonomia o l’indipendenza. La mia sopravvivenza è dettata dal mio karma, e non ci posso fare niente. Semplicemente devo lasciarmi trascinare dalla corrente. Raggiunti i miei nuovi amici, stamani, sono stato pesantemente avvertito di non rivolgere la parola a nessuno. Le conseguenze sarebbero state inimmaginabili. Sono dunque andato a fare una passeggiata. Mi è stata rivolta la parola dopo trenta secondi. Le conseguenze SONO state inimmaginabili.

Ho avuto modo di rendermi conto di come la complessità degli adescamenti sia proporzionale alla preparazione culturale di entrambe le parti. E’ uno scontro durissimo: conquistare fiducia, mantenere un atteggiamento prudente, prevenire complicazioni senza offendere nessuno, tenere gli occhi aperti cercando di godersi l’esperienza… aiuto!
Comunque… il mio incontro con Suraj è stato… casuale (?). Mi ha semplicemente urlato da lontano di stare attento allo zaino… io, che stavo già attento, mi incuriosisco e mi metto a chiacchierare. Ho già imparato gli approcci standard, quindi so già (più o meno) come impostare una conversazione senza trovarmi troppo a disagio. Adesso sono uno “studente cameriere risparmiatore che, abbandonato dalla ragazza per un altro, parte alla ricerca di Dio in India.” Naturalmente la mia identità è attualmente work in progress, ma sicuramente la figura di “lavoratore autonomo con casa di proprietà che gira il mondo perché si annoia ed odia la gente” non mi faciliterebbe la vita. Suraj è sufficientemente intelligente ed istruito da evitare qualsiasi genere di offerta e si rivolge a me prima come turista, poi come studente, poi come amico, infine come fratello. Mi parla della sua vita, della sua famiglia della sua casa… in breve mi invita a casa sua, mettendo a dura prova le mie capacità di calcolo sulle possibili conseguenze. Ancora una volta non so che fare e accetto fiducioso. Ancora non so cosa mi aspetta.

Mi aspetta il delirio di nuovo! Mi passa a prendere quello che poi scopro essere un suo collega, con cui condivide lo stesso mezzo per il suo secondo lavoro. Salgo riluttante sopra un traballante tuc tuc. Purtroppo le leggi della fisica continuano a valere ANCORA, anche in India ed anche dopo l’avvento di neutrini superluminali… e la stabilità di un triciclo dal baricentro fluttuante è messa a dura prova dalle buche delle strade che portano alla periferia di Delhi. Quello che sembrava essere un viaggio interminabile verso un villaggio rurale era in realtà un “allontanarsi dal centro” (ndr: Delhi misura 80 km). Vengo accolto come un fratello ovunque dove venga portato… la casa dove è nato, dei suoi fratelli, fa sfoggio di me con orgoglio che io ricambio con riconoscenza, ascoltando le storie della gente… sono tutti felici della loro condizione, hanno famiglia, bambini, quattro mura, televisione… mi porta poi a conoscere la sua nuova dimora, risultato della sua mini scalata sociale… nuovo quartiere, egualmente devastato, ma più curato. Si tratta comunque di case tirate su dal niente,  ma con acqua corrente ed elettricità. Si sta MOLTO meglio di quanto si possa immaginare. Non c’è il bagno, è vero, la parola internet è semi sconosciuta nel vocabolario, ma sinceramente non potrei dire che mancasse loro qualcosa. Suraj vive per la sua famiglia, integra con “servizi” e commissioni grazie ai turisti e quindi ha abbastanza soldi per stare in un quartiere dove tutti i bambini vanno a scuola. Ha 25 anni, una moglie, due figli, e sicuramente non saprei pensare ad un coetaneo che possa essere un padre, marito, lavoratore, serio come lui. Suraj è felice, e se la casa dove è nato costava 2000 rupie al mese, quella attuale gli costa 3000, vuole che i figli stiano in una da 4000. Molto probabilmente ce la faranno, perché a quanto sembra ce la fanno tutti. Gli indiano sono tanti. E sono intelligentissimi. Mi sembra che valga la pena conoscerli bene prima che dominino su tutti, perché quel momento secondo me è vicino! Hanno un’intraprendenza, un’arte dell’arrangiarsi, un desiderio di riscatto sociale tipico dell’Italiano del dopoguerra. Ma loro sono miliardi, e il loro cuore è colmo d’amore. Mi sembra di vedere il futuro dell’umanità in questa famiglia. Nel loro bambino di un anno. E’ minuto ma scaltro, cerca di scattarmi una foto con il cellulare del padre dopo avermi visto fare altrettanto. Guarda, impara, ripete, è curioso. Cosa userà per fare le foto tra 50 anni, quando la tecnologia sarà migliorata, economica, e l’india avrà raggiunto i mille miliardi di individui consumisticamente evoluti?

Vengo interrotto nelle mie divagazioni speculative da un pranzo a base di chapati e salsine vegetariane piccanti. Siamo in un periodo durante il quale, per nove giorni, Suraj non può fare sesso (con la moglie…!), bere alcol, fumare, mangiare carne, radersi e chissà cos’altro. Amresh, l’autista, invece è musulmano e fumava come un turco. Non ci ha più abbandonato, ha pranzato insieme a noi, ed ha insistito affinché fossi anche suo ospite. Il suo quartiere era pittoresco in maniera differente, ma non sarei in grado di descrivere le sfumature che li distinguevano… a parte il fatto che aveva una vaga sembianza di baraccopoli data dai sinuosi soffitti d’amianto. Le sue due mogli sono state un ottimo pretesto di conversazione sulle abitudini sessuali di questa gente… Amresh e Suraj avevano l’accortezza di parlarsi in inglese, a beneficio della mia curiosità mentre, tornando a casa giravamo in tra le zone malfamate per fare il puttan-tour, che qua sembra un’attività alquanto popolare, così come la consumazione… ho dovuto insistere non poco per convincerli che il mio “animo romantico” non mi permetteva di fare “fotti-fotti” con le loro amiche. Lui ci è rimasto male perchè lui voleva fare “fotti fotti”, ma gli dispiaceva farmi aspettare, quindi siamo tornati verso casa. Il ritorno è stato contornato dalle fermate d’obbligo ai mercati e agenzia viaggi. Mi è stato spiegato che avrei fatto loro un favore ad entrare dai loro colleghi anche se non compravo niente in quanto a loro spetta comunque una minima commissione… e poi, non si sa mai… viene confermata così per la terza volta la mia presunta fortuna per quanto riguarda i miei precedenti pacchetti treno-hotel. O sono vittima di un complotto di gruppo architettato dal cartello degli autisti, oppure ho sempre speso VERAMENTE poco. I negozianti sono prontissimi a contestare il prezzo di un concorrente, ma anche qui non hanno manifestato la possibilità di sottolineare che “Ti stanno inculando! Io ti faccio pagare meno.”  Ne consegue che il prezzo era appropriato. Mi dicono che le persone buone incontrano solo persone buone; anche il trasporto mi viene fatto pagare a “prezzo indiano”, il che mi sembra plausibile, visto che spendere 6€ per fare due volte un viaggio di quaranta minuti, più spostamenti vari, incluso il pranzo in famiglia, mi sembra onesto. Mi hanno detto che non a tutti tocca lo stesso trattamento e fin’ora sono stato molto fortunato, ma che se io “ho buon karma” continuerò a fare solo buoni incontri e, possibilmente, spendere poco. O mi stanno prendendo tutti per il culo, oppure, forse, in India c’è… qualcosa. Naturalmente non so cosa. Ma lo voglio scoprire. Voglio imparare, voglio vedere da dove viene questa forza che tiene unite milioni di persone. Ma forse ce la farò. Me lo ha confermato una ragazza polacca che viaggia da sola, Agata… gira per l’India ormai da tanto tempo e sa come funzionano le cose. Mi ha dato dritte, consigli, destinazioni… inoltre ho già una manciata di numeri di persone che sarebbero disposte ad aiutarmi ed ospitarmi in caso di qualsiasi problema… l’India è incredibile…

Come può esserci TUTTO nello stesso posto? L’india è un macro esempio quantistico… particelle impazzite, che a dispetto della loro carica positiva, negativa o musulmana convivono insieme, in alveari gerarchici, un encefalo in cui ogni individuo è connesso con ogni altro, dove tutti collaborano per stare in pace con la propria famiglia… mi rendo conto che sto divagando, ma da quanto ho capito è un fenomeno comune: lo shock culturale sconvolge lo sguardo di ogni occidentale che abbia visto varcare la porta dell’hotel. Non smetti più di dire WTF… ma mi sta piacendo da morire… voglio mescolarmi tra questa gente… come quelle spugne liofilizzate, striminzite, che non scambieresti mai per spugne ma poi le bagni e cominciano ad ASSOMIGLIARE a delle spugne normali… magari se ogni giorno imparo cose che assorbo con perseveranza prima o poi riuscirò a passare inosservato. Sinceramente ne dubito, ma se la curva d’apprendimento non si smorza a breve mi esploderà il cervello.
Questo è stato il mio secondo giorno in India.
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