Primo giorno

PORCA PUTTANA! Questo posto è un parco giochi per il cervello! Miliardi di stimoli diversissimi che devono essere prontamente analizzati; ogni svista genera accadimenti casuali ed imprevedibili. Non torna niente! I gesti, la cultura, le espressioni. Comunicare non mi è mai sembrato così difficile. Ebbene sì, sono in India. E niente… libri, film, wikipedia, testimonianze, ribadisco, niente, può preparare ad una esperienza così intensa.

Il mio volo è durato molto meno del previsto, avendo dimenticato di calcolare il cambio di fuso orario… sono rimasto piacevolmente colpito dalla qualità Aereoflot, bistrattata compagnia russa, che disponeva di schermi individuali! Scelta libera di film (tra cui l’ultimo Pirati dei Caraibi, Futurama, Griffin), musica, giochi(!), informazioni sul volo nonché telecamera esterna per vedere partenza ed atterraggio da prospettive frontali/dall’alto…! Mi sono esaltato tantissimo; le pessime aspettative che avevo in merito al cibo sono state smentite clamorosamente… mah!
 


L’arrivo a Delhi è stato meno traumatico del previsto. L’autista mi è venuto a prendere, dandomi prova delle pessime condotte di guida indiana, sbandando incurante tra le corsie…  pratica evidentemente comune, visto che anche un napoletano sarebbe sconvolto dallo stile di guida locale. Ho visto la morte in faccia numerose volte (indifferentemente biciclette, mucche e camion cambiano corsia in media ogni 10 metri, senza apparente motivo, formando ingarbugliate trecce che sembrano sciogliersi per magia a velocità che impediscono qualsiasi margine di errore. Secondo me le Frecce Tricolori si addestrano qui…


L’arrivo all’hotel deve essere stata una delle esperienze più traumatiche della mia vita; semplicemente non ci sarei MAI arrivato vivo da solo. E’ in un vicolo buio circondato da cani randagi, gente addormentata, saggi sadhu 
che ti guardano severi. L’ingresso del vicolo è nascosto da mucche che bivaccano lungo tutto il mercato che circonda il dedalo di stradine in cui si trova l’hotel. Il mercato è decisamente la più caotica accozzaglia di prodotti, odori, persone, colori che io abbia mai visto.


Ad oggi sono praticamente l’unico occidentale che io abbia visto. L’atmosfera della pittoresca location mi ha doverosamente fatto presagire DOVE stavo per spendere i miei 5 euro per l’alloggio. Ma come scappi da una macchina circondata da gente che ti fissa (curiosità, disgusto, perplessità, avidità, praticamente una sfilata di espressioni umane, di tutti i tipi, molte delle quali praticamente indecifrabili)?!? Non scappi. Quindi varco l’ingresso, con l’amichevole approvazione di un volto barbuto vestito di arancione che siede di fianco. 
Il proprietario è particolarmente simpatico, mi accoglie con affetto e mi offre una stanza per la notte senza pagare (sono le 3:00 e mi sconsiglia di passare la notte “a giro” )… è la stanza di “un suo amico che stasera dorme fuori”…
Personalmente, io non credo neanche di poter CONCEPIRE con la fantasia una stanza peggiore di quella; mi sono immediatamente reso conto che se sopravviverò in India, non mi potrà veramente uccidere più niente.
Sorvolando l’aspetto “pulizia”, che palesemente è un concetto astratto, il bagno è costituito da un buco nel pavimento, un lavandino collegato al suddetto buco con un tubo, e una doccia da cui perde COSTANTEMENTE acqua, che finisce in un secchio, che straripa nel suddetto suddetto buco.

Ho inaugurato in OGNI modo, con apprensione, questo cesso di merda… e non so per quale meccanismo inconscio di difesa del cervello, mi sono trovato soddisfatto. Crollo, devastato, sul letto. Lo scopro più comodo del previsto, e mi collasso. Ho un appuntamento tra tre ore alla reception. Ancora non so cosa mi aspetta.

 
Mi aspetta il delirio. il mio autista personale mi attende per accompagnarmi “ovunque desidero”. Sono lusingato, ma naturalmente l’autista mi porta dove desidera lui. Visite varie, tra cui il Lotus Temple… luogo dedicato alle preghiere e meditazioni di TUTTI i culti: un ambiente sobrio e minimalista, con grandi vetrate su ogni lato, circondato da piscine d’acqua, abbracciato da un parco nel quale si perde lo sguardo. Seguono: Akshardham, la tomba di Humayun, e varie robe di cui non ricordo il nome… Tutto bellissimo, naturalmente, ma l’esperienza sicuramente più stimolante è stato lo studio antropologico del mio nuovo amico… un efficacissimo sistema di commissioni suddiviso tra le categorie di lavoratori si cela dietro ad ogni singolo spostamento. L’avidità scevra di cattiveria li porta ad escogitare gli stratagemmi più variegati per spillarti soldi. Lo ho invitato a pranzo per mangiare insieme, ma infine è riuscito a “convincermi” ad anticipargli i soldi per poi “mangiare separati”, secondo un sistema di leggi non scritte che alla fine si sono concluse con la sua vittoria. Sono stati “gentilissimi nello spiegarmi quanto sia difficile spostarsi in India senza prenotare gli spostamenti in anticipo”… spingendomi a “farmi consigliare da un loro amico”, poi rivelatosi essere naturalmente un professionista del settore che mi ha venduto un mega pacchetto. Non sono sinceramente stato capace di rifiutare, visto che ricalcava l’itinerario che avevo vagamente accennato nella mia testa. Il prezzo mi è sembrato accettabile considerati i trasporti, pernottamenti, pasti e “varie”…

Ho successivamente capito che da l’adescamento sistematico è quasi impossibile fuggire: la maggior parte dei turisti occidentali si trova nelle stesse condizioni, infatti gli unici esemplari li ho incontrati dall””uomo dei viaggi”. Ho dunque realizzato che le destinazioni di riferimento saranno le più gettonate da tutti i miei simili e mi sono rincuorato.
 
Sono tornato all’hotel sfinito, ma avevo un’ultima missione da compiere: comprare una maledetta sim-card che forse mi avrebbe salvato la vita! Mi dispiace ammettere che uscire in solitaria per la prima volta mi ha messo una delicata angoscia, che ho scacciato con sorrisi e lievi cenni della testa, dipanando decisamente la nebbia di sguardi e costellando i volti di benevola curiosità.

Vengo infine avvicinato da un losco figuro che si offre di farmi una foto con il mio cellulare. Rifiuto prontamente l’offerta, complice la paranoia e la diffidenza, poi mi fermo, mi volto, torno da lui e inizio a chiacchierare. Diventiamo amiconi e mi offre un chai, che a questo punto non sono più in grado di rifiutare. Titubante mi arrendo all’evidenza che non ho alternative se non fidarmi della gente, e mentre valuto perplesso la tazza fumante tra le mani entro in quella che scopro essere un’agenzia viaggi. A questo punto una folta schiera di personaggi comincia a prendere confidenza ed interagire; incredibilmente le conversazioni scorrono fluide e prive di situazioni imbarazzanti, finché non si parla di fumare, la cui eventualità mi preoccupava da prima che venisse fuori. Ancora una volta ho deciso di seguire l’istinto (consapevole di QUANTO mi sarei potuto sbagliare) e… ho passato il pomeriggio con loro a cazzeggiare! Abbiamo fumato, bevuto chai, mi hanno aiutato a comprare la sim… tutto bene, se non fosse che ancora una volta ho accettato un pacchetto (successivo a quello già acquistato)… ancora una volta, il prezzo era veramente basso, alla fine mi hanno convinto a visitare i posti della loro infanzia, che, guarda caso, trattasi della dimora dell’erba allo stato brado, selvatico, spontaneo, naturale che cresce, secondo loro, “ovunque”.  ANCORA non ho la minima certezza di NON essere stato truffato in qualche (qualunque) modo. Ma sono ottimista. Ho abbracciato tante persone e ho conosciuto individui di tutti i tipi, tutti sinceramente interessati a me (…a i miei soldi? Sinceramente non saprei più dirlo…).

Appuntamento a domani, 11:30, dove sembra sia stato invitato a condividere il loro cazzeggio (e a parlare dei miei treni!). Inoltre non dormo più nella “stanza dell’amico”. Adesso ho una vera stanza, la quale è, sì, la seconda più brutta della mia vita… ma un paradiso rispetto all’altra. Ho perfino una tazza! Fine degli upgrade. Il resto ricalca (con un tocco di pulizia, ordine e vivibilità in più) il primo cubicolo.
Questo è stato il primo giorno in India.
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