Un nuovo capitolo

Introduzione alla prossima avventura

La prima volta che me ne sono andato sono partito da solo. È stata un’esperienza importante che mi ha insegnato circa un miliardo e mezzo di robe varie. La solitudine mi ha aiutato ad elaborare teorie su me stesso, gli altri, l’universo e l’esistenza in generale. Niente che non potesse essere scoperto anche in Italia… ma in Asia è stato più divertente. E anche più fico da raccontare.

Il mio girovagare è stato costellato di interazioni incredibili, paesaggi mozzafiato, lezioni di vita di varia natura. Dopo qualche mese estremamente stimolante però l’esperienza ha iniziato a decadere. Mi annoiavo. Il desiderio di auto-affermazione stava crescendo a discapito della gioia della scoperta. Stavo diventando schiavo della mia decisione e sentivo un vago dovere di stare via per dimostrare qualcosa a me stesso e agli altri.

Mi era passata la voglia di vagare senza meta, ma credevo che tornare a casa avrebbe rappresentato un fallimento di un mio ideale, un’ammissione di sconfitta. Poi ho realizzato che, in effetti, non dovevo rendere conto a nessuno e che ammettere la nascita di un disagio non necessariamente sminuiva la mia decisione originaria. Era semplicemente sintomatico di un percorso che aveva trovato un termine.

Sinceramente però, alla fine sono tornato a Firenze sopratutto perché mi sentivo solo. Dopo l’ennesimo tempio/montagna/spiaggia sprecata ho capito che era l’ora di smetterla di errare a caso, poiché non stavo imparando più niente: rimuginavo troppo sull’importanza della condivisione, dell’amicizia, dell’amore… e fantasticavo su impossibili dita intrecciate davanti a tramonti ormai svuotati della loro magia. Troppo emo per viaggiare, ho fatto dunque ritorno a casa.

Sono passati cinque anni, durante i quali ho apprezzato il mio divano, la routine, la scuola, il lavoro, gli amici e qualche bellissima nota a piè di pagina… ma si sono accumulati anche i fastidi fisiologici della quotidianità: i doveri, le responsabilità, le scadenze, lo stress. È arrivato il momento di ripartire, ma stavolta siamo in due. Ho (ri)trovato la compagnia di cui avevo bisogno: Juliette! Evviva evviva!

CUT

Dicono che viaggiare come coppia sia una sfida difficile, ma sono fiducioso che riusciremo a stare bene. Non so in che direzione ci porterà la nostra pseudo-fuga-d’amore-post-adolescenziale ma se non ci proviamo non lo sapremo mai. E i rimorsi sono meglio dei rimpianti.

Approfittare della gioventù, libertà, salute… finché ci sono. La vita non dà garanzie: un incidente, una malattia, una crisi politica/finanziaria, una guerra, una calamità naturale… possono improvvisamente e inaspettatamente stravolgere una vita. Posticipare un sogno ne diminuisce esponenzialmente la probabilità di realizzazione. Figli, carriera, terremoti. Non si sa mai. Tanto vale fare le cose che poi non le fai più. Per questo il 5 Settembre saremo in Nepal, prima tappa di un viaggio che non so dove ci porterà. Non abbiamo un itinerario. Non sappiamo quanto staremo, né cosa faremo.

Nella peggiore delle ipotesi torneremo entro un mese, logorati dall’odio reciproco, derubati di tutti i nostri averi, portatori di orribili malattie tropicali. Magari però la buona sorte ci sorride, ci innamoriamo ogni giorno di più e cresciamo come coppia, viviamo esperienze incredibili e i tramonti saranno finalmente adornati di dita intrecciate e sospiri appassionati. Potremmo ammortizzare le spese con lavoretti occasionali per prolungare quanto più possibile questa vacanza a tempo indeterminato. Potremmo aprire un bar sulla spiaggia. Potremmo iscriverci ad una scuola ayurvedica. O trasferirci in una comunità hippy. Oppure dormire tutto il giorno. Che ne so. Nessuna aspettativa, nessuna delusione.

Molte cose possono andare storte, ma è una scommessa che vale la pena tentare. I risultati dell’esperienza saranno riportati qua. Almeno avrò scritto un’altra pagina interessante di vita, che vale sempre la pena.

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