Isole isole

L’aspetto INQUIETANTE della globalizzazione


Sono passate due settimane dalle mie ultime divagazioni… ma non è cambiato molto: sto sempre rotolando sulle spiagge. Esprimermi in tal senso è riduttivo, poichè sono stato particolarmente attivo interiormente… ma: “che hai fatto oggi?” – “Ho pensato” non è un buon inizio di conversazione. Nè un buon tema per un blog di viaggio. E’ tuttavia innegabile che una sterile descrizione delle decine di templi, spiagge, locali, feste, Buddha seduti e distesi non arricchirebbe di molto questo diario. Quindi non so cosa scrivere.


Il fatto è che ci sono TROPPI turisti, appiattiscono l’aspetto culturale di questo paese… ma la colpa è MIA: le isole sono destinazioni vacanziere, fino a 50 anni fa erano praticamente disabitate e non possono offrire altro che sport acquatici, massaggi, tatuaggi, scuole di cucina… Questo NON mi impedisce di continuare a trovare spunti di riflessione: espatriati, thailandesi dediti al turismo, viaggiatori in vacanza dentro la vacanza (tipo Goa per l’India… anche noi ci stressiamo!), nuovi ricchi provenienti dai paesi in via di sviluppo… tutti hanno una storia da raccontare, e c’è sempre qualcosa da imparare! E io mi diverto!

Comunque… dopo Koh Lanta ho pensato bene di seguire le orme di quel gay di Leonardo di Caprio che nel film the Beach raggiunge un’isola sperduta e trova il paradiso. Si tratta di Koh Phi Phi… alla quale la devastazione dello tsunami ha offerto un’ottima occasione per ricostruire tutto da capo, più grande, più moderno, più invadente. Ma non troppo, sinceramente. L’entroterra è tutta giungla e, per lo più, disabitata. Ad eccezione di una striscia di terraferma con DOPPIA spiaggia, davanti e dietro: da una parte discoteche sulla spiaggia con spettacoli infuocati, secchi di vernice fosforescente, gente seminuda che fuma narghilè e sviene nel mare… dall’altra ristorantini, locali chill-out e massaggiatrici sulla spiaggia. Un’ottima ripartizione.

(…)

Adesso sono a Phuket, l’sola più grande e famosa, dove sono stato ancora una volta sommerso dai turisti. Milioni di ombrelloni, “me-love-you-long-time”, e altoparlanti che sparano musica a tutto volume promuovendo combattimenti di boxe thailandese. Ma stavolta mi sono preso un motorino e mi sono spostato verso l’entroterra. E, finalmente, mi sono trovato in Thailandia. Quella vera. Solo villaggetti, mercatini, prezzi ridicoli, nessuno parla inglese… evvai! Finalmente sono solo! Scorpacciata di insetti fritti, conversazioni stentate, templi… insomma, le solite cose! 

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