Fane in immersione

Sono a Koh Tao! La capitale mondiale dei SUBAQQUI! Infatti il numero di scuole che rilasciano il certificato PADI sfiora il bilione. Sono qui in compagnia del mio CS malese che mi ha invitato a partecipare in sua compagnia al corso, sottocosto, complici le sue amicizie in loco. L’isola naturalmente è bellissima ma non risponde alle mie aspettative, influenzate dai racconti probabilmente gonfiati da chi l’ha visitata prima di me. Ma il posto è famoso per i suoi fondali, non per le sue spiagge, cultura o vita notturna, e sembra che mi dovrò spostare alquanto per apprezzare tutte le sfaccettature di questo paese in quanto ogni destinazione ha una peculiarità: il cibo, il mare, la fauna, le feste, i templi… mah. Mi fa un pò fatica. Ma intanto vado avanti nel mio studio de la gente, e come investe il proprio impegno, tempo, denaro.


Dipingendo questo affresco di esperienze sto organizzando le variabili che condizionano la sopravvivenza e l’intrattenimento dell’intero genere umano. Infinite variazioni sul tema, dettate da attività, contesto e compagnia. Che si influenzano a vicenda. Continuo ad essere affascinato dalla naturalità con cui le persone si aggregano in gruppi, alimentano le proprie passioni comuni, rinforzando le proprie abitudini… senza stancarsi. Devo solo trovare la MIA attività. Il contesto ideale per svilupparla, dove trovare la compagnia giusta… ad oggi le mie massime aspirazioni sono: una doccia calda, vestiti puliti… insomma la solita roba… di cui mi sono privato volontariamente per inseguire il contatto con la natura che sembra guidare così tanti cuori selvaggi… ma che non condivido. Evidentemente il MIO freddo cuore è ormai costruito su solide basi materialistiche che non mi permettono di trarre lo stesso piacere che riempie gli occhi di altri alla vista delle meraviglie che mi circondano. Continuo a preferire le bolle della vasca da bagno al sale dei mari cristallini. L’asetticità di una moquette alla sabbia del deserto. L’isolamento di un paio di cuffie all’austerità di un ashram. Un bel film alla conquista di un pinnacolo.
Tuttavia compenso la mancanza di piacere estetico con un solido piacere intellettuale. Continuo a trarre beneficio dall’autocompiacimento derivato dall’osservazione. Assaporo delicatamente quello che il mondo ha da offrire e partecipo attivamente ai sogni di persone così diverse da me ed imparo. Imparo. Mi diverto così…!
Il pensiero che la gente sia disposta a strizzarsi nella tuta più scomoda mai concepita, a caricarsi 15 kg di attrezzatura a cui collegarsi con più tubi che in ospedale, comprarsi accessori costosissimi, fare calcoli complessi per non rischiare la vita, viaggiare il mondo… per una versione estrema del bird-watching. Guardare i pesci. Ma ti pare? Cercali su Google!

Eppure. NON è così semplice. I divers sono una allegra brigata e hanno il mare negli occhi. Ogni scuola/centro è una famiglia felice, internazionale, spagnoli, italiani, tedeschi che si trovano la mattina ad organizzare la giornata, spensierati, sereni, pronti ad iniziare la loro attività preferita. Qualcuno insegna, qualcuno impara, qualcuno si aggrega… poi tutti sul retro di un pick-up, verso la barca, che li (ci) porterà verso siti interessanti, ognuno rinomato per la propria particolare flora e fauna: squali, mante, meduse, pesci vari, a seconda della profondità, lato dell’isola, latitudine etc etc etc… studiano meticolosamente il percorso, programmano le discese, le risalite, i tempi, le modalità… sono infognatissimi. Per passione e per necessità. E’ relativamente pericoloso immergersi senza esperienza e l’incompetenza uccide la gente, sembra.


Sulla barca musica, frutta e cazzeggio. Poi ti prepari. Controlli la tuta, controlli la bombola, controlli il “giubbotto ad assetto variabile”, controlli tutto. Indossi tutto. Infine non ti muovi più e maledici il mondo. Puoi solo arrancare ed avanzare instabilmente verso il mare. E poi sei nell’acqua. Vorrei poter dire che è una sensazione incredibile, ma, probabilmente complice l’inesperienza, dico solo che era più o meno ciò che mi aspettavo. Una complicata, lunga, nuotata sott’acqua, dove fa freddino ed è relativamente buio alla ricerca di bestie colorate. E ce ne sono! E’ bellissimo, sembra di essere in un programma di Discovery Channel! Tuttavia sono rimasto molto più impressionato dal principio di Archimede applicata al galleggiamento delle persone. Modulare la capienza polmonare regola la profondità! Inspirando, la dilatazione del torace mi porta verso l’alto, viceversa, espirando affondo. Ovvio ma geniale. 
Avrei apprezzato molto di più lo spettacolo se non avesse dovuto comportare una preparazione così meticolosa. E se non avessi avuto freddino. E se i pesci non fossero venuti ogni volta a banchettare sul mio taglio sul ginocchio. Tuttavia ammetto che ogni immersione è stata migliore della precedente. Quindi sono di fronte ad una delle milioni di cose che si imparano ad apprezzare col tempo. Infatti la gente inizia, si infogna, continua, diventa istruttore e non torna più a casa. Succede. NON sarà il mio caso. E’ vero che sott’acqua c’è di tutto! Per l’appunto l’immersione non è un’attività che si possa improvvisare dunque la preparazione e l’equipaggiamento rendono lo sport molto più ostico di quanto possa sembrare. Se le bellezze marine e l’impagabile sensazione di volare in mezzo  banchi di pesci colorati compensino gli inevitabili disagi… questa è un’altra storia. Si vedrà…
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2 pensieri su “Fane in immersione

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