Una settimana intensa

Molto di nuovo sul fronte orientale! Questo silenzio è dovuto dalla formula f=1/q (non me ne vogliano i VERI scienziati) in quanto, come lo Jack aveva giustamente evidenziato, la frequenza di aggiornamento è inversamente proporzionale alla qualità della mia esperienza quaggiù.
Tirando le fila degli ultimi giorni, ed avendo avuto sempre di più la possibilità di confrontarmi con altri turisti/viaggiatori (arrogante distinzione che “la gente” è solita fare per sottolineare la propria originalità) mi sono reso conto che forse forse sto un pò esagerando. Credevo che le mie esperienze ricalcassero sommariamente quelle della maggior parte degli occidentali, ma, evidentemente, il mio atteggiamento non è condiviso da NESSUNO. Tutti rifiutano categoricamente l’eccessivo contatto con persone, pietanze e luoghi onde evitare potenziali problemi (insisto… preoccupazione legittima, ma statisticamente infondata. Tornare a casa sbronzi a Firenze ha una percentuale di rischio decisamente più elevata).
Comunque, mi appresto a redigere… redarre? …mi sto scordando l’Italiano; vale la pena notare che, poichè l’Inglese ha monopolizzato le mie letture/conversazioni spesso ho la tendenza ad usarlo per i miei appunti… che quindi vengono in seguito trascritti nel mio amato Italiano). Dicevo, mi appresto a redigere un resoconto cronologico soddisfacente.
Dopo aver ricaricato le batterie a Jodhpur, il mio arrivo a Jaipur è stato costellato da incontri interessanti che hanno dato una scossa alla mia vita sociale. Adesso un requisito semi fondamentale per godere della mia compagnia è una conoscenza appropriata dell’inglese, per numerosi motivi: indice di buona cultura ed educazione superiore permette di avere scambi di opinioni più gratificanti su argomenti più complessi con persone più interessanti. Non mi sento in colpa per il mio razzismo culturale in quanto ho già avuto modo di conoscere MOLTE famiglie di estrazione bassa e bassissima… si somigliano (pur conservando le proprie infinite sfaccettature ed individualità) e, di conseguenza, la famosa curva di apprendimento mi ha dato sempre meno soddisfazione.
Questo ragionamento vale anche per gli autisti che dalla stazione mi portano all’hotel, poichè le conseguenze dell’eccessiva confidenza che dedico loro mi portano in destinazioni diverse a seconda della loro cerchia di conoscenze (che è  naturalmente correlata alla loro estrazione).
Sottolineo: non sono uno sfruttatore. Vado SEMPRE a piedi, percorrendo decine di chilometri. Quando accetto di salire su qualche veicolo è solo dopo ripetute insistenze (quando intendo insistenza intendo 10 minuti VERI di rifiuto da parte mia) e la mia dichiarazione che pagherò pochissimo o niente. E’ una scelta loro… dopotutto i punti di raccolta dei guidatori sono anche i punti di raccolta dei turisti, e loro non hanno motivo di accanirsi su di me, visto  che c’è un’ampia scelta di allocch… ehm, occidentali… antipatici ma paganti. Quindi sono loro che cercano di sfruttami, non mi sento una merda a ripagarli con la stessa moneta quando se lo meritano.
Cercherò di spiegarmi con una generalizzazione che non rende assolutamente giustizia, partendo comunque dal presupposto che un turista medio non sa neanche di cosa stia parlando, visto che l’autista gli serve soltanto (come è giusto che sia) per andare dal posto A al posto B.
Tipo 1:
Analfabeta, vocabolario essenziale, famiglia composta da decine di persone. il turista troppo amichevole se lo trova appostato all’uscita di qualsiasi sua destinazione. Molto difficile da scrollarsi di dosso. Ti segue ovunque chiedendo se hai bisogno di un passaggio. Alla fine percorre così tanti chilometri dietro di te che ti viene voglia di pagarlo lo stesso. In realtà è vero il contrario, conviene spiegare che non hai soldi, non pagarlo mai, poi lui ti invita a salire lo stesso, tanto i guadagni non vanno a lui. Almeno ha un pò di compagnia. (gli indiani sono sinceramente incuriositi dalla nostra fisionomia, abbigliamento, atteggiamento, e starci vicino da loro grande soddisfazione, valli a capire…)
Conversazione tipo: “Name? Your name? Good name! Contry? Yes, yes good country!” Posso rispondere qualsiasi cosa, tanto non capisce, nè conosce stati all’infuori dell’India.
Tipo 2
Istruzione minima, famiglia numerosa ma decentemente organizzata. Ha circa tre figli, a volte studiano, è interessato ad usi e costumi e se gli piaci ti può invitare a conoscere amici e parenti. E’ disposto a scarrozzarti gratis se accetti di farti portare dove vuole lui, cioè in mercati, bazaar e ristoranti, tanto le commissioni sono superiori al prezzo della corsa. Buon compromesso, visto che ha un inglese accettabile e ti fa fare un mini tour delle attrazioni principali. E’ inoltre un ottimo modo per conoscere la VERA India (se non si ha paura di andare da soli in un villaggio sperduto, in un vicolo buio, in un seminterrato abbandonato accettando cibi sospetti e parlando con loschi figuri) Questa è la categoria predominante. Condivide il mezzo con l’azienda o la famiglia e la sua fonte di guadagno principale deriva dalla sua esperienza nel trattare i turisti: è bravino nel mettere la gente a proprio agio per reperire informazioni utili su come spillare soldi al momento giusto. Con un pò di esperienza è facile dirottare la conversazione su terreni sicuri.
Usa degli schemi collaudati che mandano in corto circuito un cervello non allenato.
Argomenti: lavoro (per capire disponibilità economica); famiglia (per eventuali regali che devo fare); vacanza (per sapere la durata/ dove dormo/ come mi sposto) etc etc etc. Ogni domanda ha un secondo fine. Qualsiasi cosa lui mi dica è, purtroppo, molto probabilmente, una bugia. Dopo un pò ci si fa l’abitudine e diventa un esercizio dialettico molto stimolante. Ma dopo tre settimane sono “troppo bravo”. Naturalmente la mia eccessiva sicumera può solo crearmi problemi, ed è per questo che ho anche avuto a che fare con il…
Tipo 3!
Questi sono dei geni del male. Ribadisco. Mi inchino di fronte a loro. Arrivato a Jaipur ho incontrato un ragazzo gentile, Muhammad, che si è messo a chiacchierare amabilmente. Non ha mai affrontato argomenti sospetti. Abbiamo anzi parlato di politica, filosofia, società… è laureato e fa il commesso in un negozio di gioielli. E’ il suo giorno libero e parliamo per ore, pranziamo insieme, facciamo un giro in macchina, non mi fa pagare niente. Conosce addirittura Couchsurfing e sembra una persona normale. Non sono uno sprovveduto, e sono SEMPRE all’erta, ma devo ammettere che essere sospettoso nei suoi confronti sembrava veramente fuori luogo.
Finchè non inizia a parlare di affari. Mi si accende subito una lampadina, ma devo constatare che le sue argomentazioni erano molto credibili. Mi spiega che lavora molto all’estero in quanto la differenza dei prezzi è sostanziale. Non fa una piega. Ha molti contatti in Europa, infatti è molto più economico lavorare con i locali, che espongono i gioielli alle fiere di settore piuttosto che mandare un Indiano, pagando volo, alloggio, visti e considerando le complicazioni burocratiche. Argomentazione ragionevole. Molto meglio conoscere della gente del posto, riducendo costi e complicazioni… ma è difficile trovare persone gentili ed onesta tra i turisti… sono tutti così aggressivi e chiusi. Verosimile. Mi dice che, se voglio, mi può presentare al suo capo, per avere più informazioni… certo che voglio! Da questo momento in poi non credo più a una singola parola, ma sono troppo curioso di vedere in che situazione mi sto cacciando e, entusiasta, lo seguo in questo mega negozio, con un mega ufficio, dove incontro una rispettabile figura in giacca e cravatta, che spruzza indiscussa serietà (ah ah ah!)
Dopo un’accurato esame da parte sua (si deve fidare di me, quindi mi deve conoscere meglio…) mi spiega nel dettaglio di cosa si tratta il lavoro in Italia, ma poi divaga verso il VERO motivo per cui sono lì: il mio visto turistico. A questo punto sono passate diverse ore dal mio primo incontro con Muhammad e finalmente arriviamo al dunque: mi viene spiegato che lavorano con molti paesi Europei; vendono gioielli ovunque, ma ci sono forti limitazioni e tasse per l’esportazione dall’India. Giustamente. Tra costo della materia prima e cambio di valuta, un bracciale che da noi costa 10.000€ qua viene venduto ad un decimo del suo costo. Io, in quanto turista, sono autorizzato a spedirmi un tot di preziosi, giustificando la spesa come regalo per i miei cari. Mi viene sottolineato (“non è mica una truffa!”) che io non devo pagare nè comprare niente, ma solo fare da intermediario: avrei partecipate ad ogni passaggio per verificare l’attendibilità delle loro parole e verrei accompagnato alle poste etc etc etc… insomma, alla fine di tutto, sarei stato ricompensato per la mia disponibilità con 6.000€.
Dico la verità: non ho accettato solo perchè non volevo tornare in Italia (loro non sapevano che sto viaggiando ad oltranza) e perchè SOSPETTAVO che fosse troppo bello per essere vero. Altrimenti, ammetto che le loro argomentazioni erano credibili, loro ispiravano fiducia, sono stati precisi nel rispondere a TUTTE le mie domande, e non trasparivano complicazioni di sorta. Ma alla fine ho fatto capire che non ero interessato e me ne sono andato. Tralascio i particolari della mia fuga, che, naturalmente hanno richiesto tutte le mie capacità dialettiche ed un’ora del mio tempo. Motivare il mio rifiuto è stato difficilissimo, ma alla fine si sono rassegnati e non sono stati mai aggressivi, solo scaltrissimi, sottolineando che le mie aspirazioni spirituali e rifiuto del denaro erano menzogne che raccontavo a me stesso per paura dei miei desideri etc etc (un laureato in psicologia NON avrebbe saputo fare di meglio, questa gente è DAVVERO abile!)
Alla fine ho riacquistato la mia libertà, che mi ha permesso di vedere ANCHE le cose turistiche, di cui francamente non me ne frega niente, ma che listerò qui per futura referenza! Jack, ho visto anche le scimmie di merda di cui tanto parlavi!
etc etc etc…
Ho sinceramente continuato ad avere dei dubbi sulla natura della discussione d’affari, che a me sembrava genuina. Per non avere remore, ho controllato su internet, che mi permette di accedere alle esperienze e memorie collettive di migliaia di persone, prevenendomi dal commettere i loro stessi errori. Naturalmente ho fatto bene a non fidarmi: è una truffa comune e decine di persone hanno perso migliaia di euro a causa della loro ingenuità; la loro esperienza ricalca passo passo la mia, con l’unica differenza che: 1) loro tornavano in patria; 2) non hanno pensato di guardare su internet; 3) hanno seguito il loro “istinto”; 4) non sono stati in grado di rifiutare per avidità/gentilezza/fiducia.
Non li biasimo, l’Indiano “tipo 3” è veramente abile, e sfrutta le debolezze caratteriali di persone buone e disponibili. E’ MOLTO sbagliato approfittarsi della fiducia della gente, visto che ne consegue poi che solo gli stronzi sopravvivono, favorendo un darwinismo malato che ormai fa parte della nostra vita di tutti i giorni. Ma non ho scoperto nulla di nuovo. Io, personalmente, lo accetto, e mi regolo di conseguenza. Continuerò a cacciarmi in queste situazioni, perchè comunque lo trovo molto formativo e divertente!
…Ma capisco perchè la gente decide di evitare a prescindere qualsiasi relazione. Secondo me si perdono un sacco di avventure, ma il mio concetto di divertimento è molto diverso dal loro (come ho avuto modo di confermare presso il Taj Mahal…)
Comunque, non contento, ho deciso di REPLICARE l’avventura, la sera stessa, forte della mia esperienza, e stavolta ho puntato in alto. Ho considerato che, questa gente farà di tutto per acquistare la mia fiducia e ho voluto fare una gara d’intelligenza. E che cazzo, perchè devo essere IO la vittima?!?
Quindi mi sono messo a vagare, spaesato, nella zona dei gioiellieri, aspettando che qualcuno mi fermasse. Naturalmente non ho dovuto aspettare a lungo, ma ho dribblato i primi, in quanto non mi sembavano abbastanza danarosi/educati etc etc. Alla fine ho optato per un ragazzo dall’aspetto moderno con cui mi sono messo a parlare di cellulari. Era competente e la conversazione si è trascinata a lungo, passando per il nuovo tablet Indiano da 45 euro, e varie amenità tecnologiche. Gli ho spiegato che sono un amante dell’elettronica ma che purtroppo il mio misero stipendio non mi permette di godermi la vita: ho dovuto risparmiare a lungo per potermi permettere questo viaggio in India, e spesso digiuno per compensare i trasporti. Lui è stato così gentile da propormi un affare… se volevo ne potevo discutere a cena con il suo capo.
“Mah, non so, non posso pagare la cena etc etc etc”
Lui, naturalmente ha voluto fare il fico! Per sottolineare quanti soldi guadagnava lui (e potenzialmente anche io!) mi ha portato a mangiare al ristorante del Grand Hotel. Piccola parentesi: chissà quanta gente è coinvolta in una truffa del genere, perchè non credo che entrare e uscire da un posto come quello per truffare la gente sia una cosa normale. Non verrebbe permesso dal direttore dell’albergo questo via-vai se non fosse d’accordo anche lui in qualche modo… per dare l’idea: sono stato perquisito all’ingresso, avevo il mio cameriere personale, ad ogni tavolo sedevano persone che davano l’idea di essere politici o persone molto importanti. Solo io ero vestito come un barbone… nonostante tutto sono stato trattato con tutti i riguardi. Io ostentavo sorpresa ed ammirazione, mentre ordinavo piatti costosi con l’assicurazione che non avrei pagato niente. Ancora una volta NON è certo stato facile rifiutare l’offerta, ma alla fine me ne sono andato, sazio e soddisfatto, senza aver sborsato una rupia. Visto l’impegno che questa gente mette nel fottermi, non vedo perchè io non debba fare altrettanto. In culo a voi!
Va bene, lo ammetto, non sono così fico. Devo ancora risolvere un problemino: il Kashmir! Cercando su internet ho scoperto che ci sono buone probabilità che sia stato truffato: la vacanza è vera, ma adesso capisco perchè non mi è stato ancora fatto il biglietto di ritorno (“non si sa mai, magari ti piace!”). In realtà sembra che NESSUNA agenzia di viaggi mi aiuterà mai a comprare un biglietto di uscita dal paese, complice la guerra, le condizioni meteo e la mafia locale degli hotel. Potrei rimanere bloccato per un mese “perchè non ci sono posti disponibili”, dovendo quindi pagare altre notti all’hotel a prezzo maggiorato etc etc. Valuterò come usare la mia intelligenza per risolvere la questione. Si vedrà.
Adesso concludo questo lungo post per riorganizzare le idee.
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2 pensieri su “Una settimana intensa

  1. grande!….oh al prossimo gioielliere chiedigli se ti ospita per una notte invece che una cena!
    un abbraccio da i tu cugino andre!

  2. In tutto il discorso mi sfugge un dettaglio : ma se te vai a fare da esca al mercato per farti truffare e per truffare a tua volta usando come scusa per mangiare a sbafo il fatto che sei povero perchè mai loro dovrebbero proporti un lavoro che ha il fine di succhiarti i soldi che hai premesso di non avere, cioè ti sei presentato come turista squattrinato, non come turista medio.. dove pensano di avere il margine di guadagno?

    comunque un esperimento sociologico molto bello,occhio a non esagerare, la presunzione dell'intelligenza porta più danni della stupidità.

    cecche

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