Ispirato dagli emozionanti aggiornamenti esotici del Magio, ho deciso che forse potrei postare due minchiate in più rispetto ai miseri promemoria a prevenzione della demenza senile che lascio solitamente su questo blog. Inoltre invece di mandare foto su WhatsApp le metto qui così non consumo i giga.







Ordunque, siamo in Cina, nello Xinjiang, regione tristemente nota in Occidente per i suoi campi di rieducazione, pulizia etnica, genocidi e varie violazioni di diritti umani… È invece allegramente nota in Cina come meta turistica esotica grazie alla sua estetica arabeggiante data dalla vicinanza con i vari –stan (Kazakistan, Uzbekistan, Kirghizistan eccetera). In effetti siamo stati accolti da pani fragranti e odori di montone che hanno prontamente rievocato in noi i nostri viaggi in Asia Centrale… anche se le influenze cinesi creano un cocktail culturale molto particolare: moschee adornate da caratteri cinesi, musulmani con gli occhi a mandorla, bandiere rosse accanto a tapchan uzbeki.
L’obiettivo di questa prima destinazione e delle relative tappe (per adesso Yining e Urumqi) era valutare quale delle due propagande fosse più aderente alla realtà: se la narrativa occidentale che descrive una regione oppressa, militarizzata e di difficile accesso… o la versione cinese che racconta di una regione in via di sviluppo dove la turbo-sorveglianza è l’unica soluzione per arginare le derive terroriste che turbano la tanto cara armonia.




La realtà sta nel mezzo? Credo. Boh. Non lo so. Non ho trovato una risposta, ho solo rafforzato i miei bias: entrare è stato banale, ci è bastato comprare il biglietto aereo e, senza visto né particolare scrutinio se non le solite domande di rito alle quali sbaglio sempre le risposte con sommo sconforto del tizio al controllo passaporti (ma soprattutto di Juliette che ad ogni frontiera teme il mio imminente arresto) ci hanno fatto entrare in questa regione che molti descrivono come “inaccessibile” per darsi un tono e acchiappare like.
Tuttavia i controlli nelle città erano effettivamente superiori rispetto addirittura agli standard cinesi che, ricordo, prevedono comunque una copertura a tappeto di telecamere e controlli nelle zone sensibili. Qua invece i metal detector erano ovunque: hotel, mercati all’aperto, le strade più turistiche, persino nei parchi pubblici.
Abbiamo potuto constatare la capillare presenza di stazioni di polizia, mezzi militari e controlli di sicurezza decisamente frequenti, anche se oserei dire non invasivi né molesti. Questa valutazione però proviene da un amante della sorveglianza quale il sottoscritto, che era ben felice di mostrare il passaporto a poliziotti che sembravano più interessati a farsi un selfie che a controllare le nostre generalità.










Nel complesso ne ho avuto un’immagine tranquilla e positiva, in cui diverse culture convivono, il turismo domestico è sviluppato, anche se devo ammettere di aver visto più bandiere cinesi che minareti. Le tradizioni locali vengono preservate (cibo, abbigliamento, lingua, architettura). La religione molto meno: non abbiamo sentito i tipici richiami alla preghiera, né visto riferimenti islamici particolarmente evidenti. In ogni caso rimando considerazioni più approfondite a sedi più consone di questo blog approssimativo.
Tra l’altro devo dire che viaggiare ci ha un po’ assuefatto a molte cose sorprendenti che per noi non lo sono più ma che forse sono degne di nota: per esempio a questo giro non abbiamo neanche ritirato contanti, consapevoli del fatto che non ne avremmo avuto bisogno. Una volta collegate le carte a WeChat o Alipay possiamo comprare qualsiasi cosa ovunque e, anzi, le banconote sarebbero solo un fastidio per i vari commercianti che probabilmente neanche hanno il resto.
Un’altra cosa che forse è scontata: anche se abbiamo visitato una regione “in via di sviluppo”, le condizioni sono ben lungi dall’essere sottosviluppate. Anche qui auto elettriche a pacchi, riconoscibili dalla targa verde, grattacieli con le immancabili facciate a LED, bagni pubblici ben distribuiti, centri commerciali che espongono telefoni tri-fold, SUV elettrici, sale gioco VR, supermercati fornitissimi eccetera.








Una cosa che invece continua ad affascinarmi è l’incredibile fermento che anima i parchi:
vecchietti super atletici che tra le varie attività tirano di spada, lancia, frusta, giocano con il diablo, fanno acrobazie improbabili… gente che canta, balla, suona qualsiasi strumento esistente, si allena nelle palestre all’aperto, pratica sport, gioca a carte.






L’altra cosa che continua a darmi soddisfazione è l’utilizzo smodato dell’AI, ben superiore rispetto a Google per spiegarci che le palline dentro i cuscini dell’hotel “sono semi di cassia comunemente usati nella medicina tradizionale cinese per calmare la mente, favorire il sonno e alleviare l’affaticamento degli occhi”. Ci consiglia frutti esotici come il kiwiberry, o il succo di wampee, o una tisana alla radice di cogon, ci permette di identificare gli ingredienti di piatti indecifrabili, di decifrare i gesti che indicano i prezzi delle cose, ECCETERA.
Godo.










Comunque. Il bilancio dei primi giorni è positivo, le stanze da 10-15 euro a notte più che decenti, il cibo buono ed economico, la temperatura ragionevole e tutto va bene, grazie.
Ora siamo su un treno che ci porta a Lanzhou in sole 15 ore.
Metto un po’ di foto a caso e la chiudo qui.









