Seconda tappa: Turchia

Istanbul non è esattamente come me l’aspettavo.

Non so bene che origine avessero le mie fantasie punteggiate di folcloristica arretratezza, ma non ho visto bagni alla turca, né turchi fumare come turchi. L’acqua dei rubinetti è potabile, la città è costellata di parchi verdi tenuti benissimo e il pagamento con carta è accettato ovunque anche per un kebab.

Mi ero preparato psicologicamente ad un assalto di domande moleste, proposte indecenti e bizzarre fregature… e invece niente. Nessuno ci ha rivolto la parola alla stazione degli autobus.
Non abbiamo attirato l’attenzione di nessun ciarliero tassista e durante la nostra permanenza non siamo stati particolarmente infastiditi, al massimo qualche cortese sollecito a visitare negozi e ristoranti, ma niente di troppo invadente. L’impatto è stato meno stressante del previsto.

Anche l’atmosfera era diversa rispetto alle mie aspettative. Ero già pronto a fotografare suggestivi vecchi baffuti e sdentati, ma ho trovato invece monopattini elettrici e tram con l’aria condizionata. Sinceramente ci sono rimasto quasi male.

Nel tentativo di catturare il contrasto tra modernità e tradizione ho cercato di immortalare una donna col velo su un monopattino, fallendo più volte. Poi ho scoperto che potevo generare immagini con l’intelligenza artificiale e quindi ho usato Dall-E, che è la mia più recente ossessione… vi sfido a riconoscere qual è la foto vera e quali quelle create dal computer tramite il prompt “muslim woman wearing a veil riding an electric scooter in Istanbul”.

La mia prima reazione nello scoprire una città così sviluppata è stata quella di pensare che il progresso avesse rovinato l’atmosfera; poi mi sono ricordato che siamo nel 2022, e ho realizzato con orrore che prima o poi addirittura la mia amata India sostituirà i cammelli con le macchine elettriche. Del resto già pochi anni dopo la mia prima visita in Asia le squat toilet erano già molto più rare, lavarsi col secchio un’eccezione, prenotare i biglietti del treno su internet una sicurezza. Nella mia testa ha cominciato a delinearsi un vago “si stava meglio quando si stava peggio” e mi sono vergognato rendendomi conto che stavo provando un’egoistica nostalgia nei confronti di un’immagine da cartolina stereotipata e obsoleta.

Insomma, mi sono scoperto vittima del fascino esercitato dal poverty porn*, ed ero deluso dall’idea di non poter far foto ai bambini scalzi per catturarne “l’autenticità”, anche se in realtà volevo solo oggettificare una situazione di indigenza per assecondare il mio gusto estetico.
(*Dicesi poverty porn lo sfruttamento di situazioni degradate per suscitare emozione, come ad esempio in film come Slumdog Millionaire o nelle pubblicità di Save the Children, ma anche nel caso di influencer che si filmano mentre aiutano i barboni o di giovani privilegiati che praticano volonturismo per sentirsi meglio con sé stessi.)

Poi, che c’entra, ci sono sempre i folcloristici lustrascarpe e i venditori di pannocchie, i tipici gelatai molesti e i kebab ad ogni angolo… ma sono inseriti in un contesto così moderno che le foto da National Geographic mi sembrano un po’ forzate. È anche vero che non mi emoziona mai un tubino, quindi forse è colpa mia se non mi faccio più impressionare dai canti dai minareti che risuonano nell’aere in mezzo ai grattacieli.

Comunque, superato velocemente il contro-shock culturale e messi da parte i miei preconcetti relativi ad una città sporca e asfissiante che non esiste, abbiamo cominciato ad esplorare questa metropoli moderna e cosmopolita alla ricerca di un bancomat.

La prima avventura è stata infatti, sorprendentemente, ritirare dei soldi.

Abbiamo constatato infatti che, contrariamente a quanto letto su blog e forum, non esistono (più?) ATM senza costi. O almeno non ne abbiamo trovati. C’erano solo commissioni a percentuale, tra il 6% e il 12%… OLTRE ad un tasso di cambio sfavorevole oltre ogni immaginazione. Sarà l’inflazione galoppante, la svalutazione della lira turca, non lo so. Ma si parla di spese intorno ai 30€ per ritirarne 250, tanto per capirsi.

Abbiamo quindi provato, metodicamente, decine di bancomat, vagando per km, segnandoci i nomi con relativi costi e tassi. Alla fine, quasi rassegnati, scatta il colpo di genio: alcuni ATM permettono di ritirare gli EURO… senza costi! A questo punto è bastato cambiarli in lire turche presso un qualsiasi exchange, visto che offrono uno spread insignificante. Grazie a questo loophole abbiamo potuto disporre di valuta locale aggirando le commissioni spropositate che ci volevano addebitare.
Abbiamo comunque fatto l’errore di cambiare decisamente troppi soldi visto che la lira si svaluta quotidianamente a dei ritmi che non credevamo possibili.

Per referenza:
Il 15 luglio (1€ = 17,50L) abbiamo ricevuto 4.375L in cambio di 250€.
Il 22 luglio (1€ = 18,16L), una settimana dopo, le stesse 4.375L valevano già solo 240€ , cioè una perdita di valore di circa il 4%.
Per fare un altro esempio: la card dei trasporti ha aggiornato il suo prezzo da 25L a 50L nel corso di una notte, facendoci maledire l’aver rimandato il suo acquisto di un paio di giorni.

Questa volatilità dei prezzi rende inaffidabile qualsiasi riferimento trovato su internet, visto che i menù vengono aggiustati molto frequentemente e se un dürüm ieri costava 15 lire, oggi ne costa 25, domani chissà. Per noi è solo una scocciatura, ma per chi vive qui è un problema non da poco visto che le stime ufficiali parlano di inflazione quasi all’80%, o addirittura del 175% secondo economisti indipendenti.

Questo causa le solite allegre proteste sparse, ma ciò non ci impedisce di vivere nella nostra bolla di ingenuità, e, sconsideratamente, proseguiamo indifferenti nel nostro viaggio.

La nostra routine prevede ancora grandi camminate, grandi mangiate, grandi dormite, ma abbiamo sostituito le chiese bizantine dei Balcani con varie moschee decorate. Poi palazzi reali, rovine, parchi, gatti, sassi… come al solito i dettagli sono sul blog di Juliette, comunque, in breve:

Ad Istanbul abbiamo alloggiato metà del tempo in un tourist-ghetto antico (caratterizzato da palazzi storici), e l’altra metà in un tourist-ghetto hipster (contraddistinto da strade colorate e bar bobo-chic). Quest’ultimo è uno sfondo perfetto per i vari influencer che sembrano non stancarsi mai di occupare quanto più spazio possibile nel tentativo di incorniciare la propria persona tra ombrelli multicolore e auto d’epoca strategicamente posizionate. Abbiamo provato anche noi a sembrare frivoli e briosi ma non siamo abbastanza giovani e felici. 

Naturalmente la mia attività preferita è sempre mangiare, visto che dei bazaar e delle attrazioni turistiche non mi frega un tubo (però dai, qualcosina, visto che siamo qui…). Ho cercato piuttosto di scovare ogni pietanza turca elencata su Wikipedia, come se fossero rari Pokemon. Non ce l’ho fatta a provare TUTTO, ma elenco comunque, sterilmente, in ordine alfabetico, le nostre esplorazioni gastronomiche come promemoria:

Adana (polpetta di coda d’agnello)
Balik ekmek (panino con pesce)
Bogača (panzerotto)
Börek (sfoglia ripiena di robe)
Çiğ köfte (polpette crude vegetariane)
Çorba (decine di zuppe random)
Dürüm (burriti di dieci tipi)
Gözleme (piadina tipo paratha)
İçli pide (pizza turca)
Köfta (polpette varie)
Islak hamburger (panino “sudato”)
Işkembe çorbası (zuppa di trippa)
Karnıyarık (melanzana ripiena)
Kavurma (carne saltata)

Kir pidesi (pane ripieno)
Kokoreç (interiora tritate)
Kumpir (patata ripiena)
Lahmacun (altra pizza turca)
Manti (tortellini con yogurt)
Meze (tapas a caso)
Midye dolma (cozze ripiene)
Menemen (uovo al pomodoro)
Piyaz (insalata fagioli, uovo e tahin)
Sigara böreği (involtino fritto)
Simit (ciambella con sesamo)
Tantuni (carne tritata)
Yaprak sarma (involtino di foglie)

Dolci random assaggiati:

Baklava (sfoglie mielose)
Dondurma (gelato gommoso)
Halka (robo fritto tipo churro)
Irmik helvasi (dolce pesante)
Lokma (quasi ciambelle)
Kazandibi (budino bruciato)
Kibris (con il cocco)
Künefe (dolce con formaggio filante)
Sütlaç (tipo creme caramel)
Tavuk göğsü (dolce fatto di pollo)
Zerde (budino zafferano)

Bevande:

Ayran (yogurt salato)
Boza (malto fermentato)
Çai (the)
Salep (bevanda di tubero di orchidea)
Şalgam (succo salato di rapa)

Queste sono solo alcune delle robe che abbiamo avuto modo di provare, visto che naturalmente scrivere tutto è impossibile, anche perché per farlo dovrei SAPERE cosa stavo ingurgitando… e molte volte toccava indicare cibi a caso, come ad esempio nelle lokantasi, nelle quali è possibile comporre piatti a proprio piacimento scegliendo tra zuppe, carne, riso, verdure eccetera.

Abbiamo proseguito il nostro itinerario a Pamukkale, un posto bianchissimo nelle foto, un po’ meno dal vivo. Comunque a mezzogiorno il panorama brucia la retina. Questa attrazione turistica è l’esempio perfetto della meme “reality VS expectations”.

Se la mattina presto è ancora possibile godersi il panorama, dalle 9:00 la zona brulica di gente chiassosa e scomposta. Ci eravamo già preparati ad una delusione visto che avevamo letto le recensioni su internet, ma alla fine siamo invece rimasti piacevolmente impressionati dalle rovine di un teatro che non ci aspettavamo essere così imponente.
C’erano anche tanti sassi antichi.

A seguire Antalya, località di mare con una cascata a caso e un centro storico con relative stradine pittoresche. Qua devono essere ossessionati dal barbecue visto che ci sono centomila forni sulla spiaggia. Ci sono anche cani ciccioni e parchi con librerie all’aria aperta.

Poi siamo stati in Cappadocia a vedere qualche migliaio di influencers che fortunatamente si concentrano soprattutto intorno ai famosi peni giganti…

…che sono la cosa meno interessante da vedere, visto che la zona è disseminata di grotte scavate, qualcuna addirittura affrescata. Per vederle tocca fare trekking visto che sono sparse a caso e spesso nascoste dietro ai sassi.  A quanto pare vagare per ore sotto il sole non è un’attività che va per la maggiore, visto che siamo stati da soli per tutto il tempo… se si escludono dei cani amichevoli che ci hanno accompagnato per decine di km senza motivo.

Per i pigri c’è anche un “museo a cielo aperto” dove hanno deciso di mettere una biglietteria davanti a una manciata di grotte nella quale si accalcano le persone, ma è decisamente più gratificante scoprirle da soli, vagando a caso e fingendosi archeologi della domenica.

E poi ci sono le mongolfiere all’alba. Mi sono piaciute più del previsto, visto che ho insistito per vederle tutti i giorni. Sono tantissime (100-150) e in alcuni casi volano così vicine da poterle toccare.

Evidentemente non piacciono solo a me visto che la gente spende centinaia di euro per servizi fotografici e per noleggiare i vestiti sgargianti con cui posare davanti a questo sfondo fiabesco.

Devo ammettere che la concentrazione di così tante persone impegnate nel ricercare la posa perfetta piuttosto che nell’osservare il panorama è stato abbastanza inquietante.

Io capisco il bisogno di gratificazione. Comprendo la droga da like.
Ma vedere il mondo ridotto a mero set fotografico con lo scopo di costruire un’identità digitale da sfoggiare sui social per partecipare ad una gara in cui non vince mai nessuno è vagamente distopico, persino per me. 

Poi boh, sarà un rant da boomer (anche un po’ ipocrita), ma il blog è mio e scrivo quello che mi pare.

Comunque, dopo una permanenza faticosa e polverosa in Cappadocia, dopo 150 km camminati sotto il sole, dopo troppi giorni di sveglie alle 5 di mattina… abbiamo deciso di regalarci il “5 stelle più economico del mondo” nella capitale, Ankara, che per 18 euro a testa a notte ci ha offerto sauna, bagno turco, colazione a buffet ed una musichetta super molesta che ci accompagnava ogni volta che entravamo in ascensore.

Però visto che non ci fa bene viziarci troppo abbiamo deciso di passare gli ultimi giorni in un hotel da 11 euro in una zona degradata dove però il cibo costa meno ed è più buono.

E poi basta, per ora abbiamo finito con la Turchia e domani andiamo in Georgia. Se vi chiedete come abbiamo fatto a visitare solo 5 città in quasi un mese è perché siamo super lenti e ci piace prendercela comoda. Ma tanto prima o poi torniamo, che la seconda volta è tutto più facile e magari ci fermiamo in posti sconosciuti che troviamo nei blog che elencano i 10 posti più sconosciuti.

Concludo facendo il punto della situazione per futura referenza.

Siamo partiti da 36 giorni.

Abbiamo camminato 647 km.

Abbiamo speso di 1.400€ in due.

Abbiamo fatto 4.000 foto.

Per ora tutto bene.

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